Dall’Arcivescovo S.E. Monsignor M. Delpini

 

Mario   Delpini          Arcivescovo   di  Milano

- Il  mistero  della  Pasqua   del  Signore  (2021)

- Benedetto  pranzo  di  Natale   (12/2020)

- Regola  di  vita  per i nonni   (12/2019)

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MARIO    DELPINI

ARCIVESCOVO  DI  MILANO

CELEBRIAMO  UNA  NUOVA  PASQUA

Il  mistero  della  Pasqua  del  Signore

Lettera per  

il  tempo  di  Quaresima  e  il  tempo  di  Pasqua

 Carissimi,    nell’anno  2020  le  celebrazioni  liturgiche  del  tempo  di  Pasqua  sono  state  mortificate dal  dilagare  della  pandemia  che  ha  imposto  il  primo  lockdown.  Le  celebrazioni  del  Triduo  Pasquale  sono avvenute  in  chiese  deserte  e  sono  state  seguite a  distanza  grazie  ai  mezzi di comunicazione  disponibili.  Alcune famiglie hanno vissuto celebrazioni domestiche adatte a fare memoria del mistero pasquale.  Tutti i credenti hanno sentito la mancanza della celebrazione liturgica comunitaria.

Nell’anno 2021, a Dio piacendo, celebriamo di nuovo la Pasqua secondo la tradizione cattolica il rito Ambrosiano il rito romano. Vorremmo che non fosse solo una replica di abitudini acquisite: chiediamo la grazia non solo di celebrare di nuovo la Pasqua, ma piuttosto di celebrare una Pasqua nuova.

Infonda Dio sapienza nel cuore perché ci sia dato di conoscere con più intensa gratitudine e con più profonda commozione il mistero di Cristo. Secondo le suggestioni della proposta pastorale per l’anno 2020/2021, chiediamo al Signore di ascoltare la preghiera di Paolo: “continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui”.

Il mistero della Pasqua, che voglio introdurre con questa lettera, è la rivelazione ultima e piena di quella sapienza che invochiamo: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere  con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.

Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché ricolmi della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con  cuore nuovo. Pertanto più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la parola che chiama a conversione. La sapiente pedagogia della Chiesa conduce al cuore del mistero con la celebrazione dei santi misteri, la proclamazione della parola di Dio, l’indicazione di opere di misericordia.  È giusto riconoscere che la “proposta pastorale” è già scritta. Mi permetto di richiamare alcuni aspetti che mi preme sottolineare.

LA  CORREZIONE  ….

“…. arreca un frutto di pace e di giustizia” (Eb 12,11)

La tribolazione che stiamo vivendo in questa pandemia ha costretto alcuni e lunghe solitudine, altre convivenze forzate. Molti forse hanno sperimentato questa emergenza spirituale che inaridisce gli animi e logora la buona volontà e rende meno disponibili ad accogliere la correzione e le proposte di nuovi inizi.

Questo è il momento opportuno per domandarsi perché l’inerzia vinca sulla libertà perché il buon proposito si rivelino efficace, perché la parola che chiama conversione invece che convincere un percorso di santità possa essere recepita come un argomento per criticare qualcun altro.

Non c’è evidentemente una risposta semplice né una soluzione in forma di ricetta. Per offrire un contributo e per incoraggiare una riflessione comunitaria, in questa Quaresima propongo di svolgere il tema della correzione la tradizione cattolica nutrita dalla rivelazione biblica offre materiale abbondante.

 

Dio corregge il suo popolo

La correzione è anzitutto espressione della relazione educativa che Dio ha espresso nei confronti del suo popolo. Come una madre, come un padre amorevole “a Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano… Io li traevo con legami di bontà, con vincoli di amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia,  mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.… Il mio popolo è duro a convertirsi”  (Os 11,3 ss); “Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo correggi il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te” (Dt 8,5).

La metafora deve essere naturalmente interpretata alla luce della rivelazione cristiana. Non sembra pertinente, infatti, interpretare le tribolazioni della vita e le disgrazie come puntuali interventi di un Dio governatore dell’universo, intenzionato a punire il popolo ribelle per correggerlo.  Dio invece correggi il suo popolo cercandolo e parlandogli in ogni momento di tribolazione e in ogni luogo di smarrimento.lo richiama con una misericordia sempre più ostinata della stessa nostra ostinazione nella mediocrità del peccato. Lo trae a sé con vincoli d’amore ogni volta che, intontito di una sazietà spensierata o incupito in disgrazie  deprimenti, chiude l’orecchio la sua voce. Lo libera dall’asservimento agli idoli, dalla schiavitù del peccato. La correzione di Dio è il dono dello spirito, frutto della Pasqua di Gesù, lo spirito che tutti ricorda Gesù, speranza affidabile, cammino praticabile.  La predicazione apostolica chiama a questa conversione: “all’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “che cosa dobbiamo fare, fratelli?”” (At 2,37).

 

La correzione nella comunità cristiana

Il tempo quaresimale può anche essere l’occasione per riflettere sull’opera educativa che la comunità e la predicazione svolgono in ordine alla correzione del popolo cristiano il nome di Dio. Nella comunità cristiana la correzione alla sua radice nell’amore, che vuole il bene dell’altro e degli altri. Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità  delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento.nel dibattito pubblico sono frequenti parole ingiuriose toni sprezzanti che umiliano le persone, senza aiutare nessuno.

Nel linguaggio paradossale del Vangelo, Gesù mette in guardia dalla pretesa di giudicare i fratelli: “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Mt 7,3). Nello stesso tempo Gesù raccomanda la via della correzione fraterna per edificare la comunità nella benevolenza:  “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te va e ammoniscilo fra te e lui  solo” (Mt 18,15).  La correzione fraterna è una forma di carità delicata e preziosa dobbiamo essere grati a coloro che per amore del bene della comunità e del nostro bene ci ammoniscono.tutti ne abbiamo bisogno: il vescovo, i preti, coloro che hanno responsabilità nella comunità e nella società.

Credo che dobbiamo molta gratitudine a Papa Francesco che in tante occasioni, con fermezza e parole incisive, invita a essere più docili allo spirito e più coerenti con le esigenze del Vangelo.ne abbiamo bisogno: confidiamo che ci siano fratelli e sorelle capaci di unire la franchezza con la benevolenza.  Abbiamo la responsabilità di aiutare i fratelli e le sorelle anche con la correzione, proposta con umiltà e dolcezza, ma insieme con lucidità e fermezza. La correzione è un aspetto della relazione educativa che conosce nella nostra sensibilità contemporanea un evidente difficoltà, quasi un’allergia.

Il difficile ruolo del genitore, un diffuso sentimento di inadeguatezza, un insieme di sensi di colpa, insomma fenomeni molto complessi inducono spesso genitori, educatori, adulti in genere rinunciare all’intervento educativo, quando si tratta di correggere atteggiamenti sbagliati. D’altro lato, l’insofferenza istintiva di ragazzi e adolescenti rende frustrante l’opera educativa e mortifica la buona volontà. Diventa così opportuno rivisitare il tema con una sapienza cristianamente ispirata, resa concreta e incoraggiante dalle esperienze e riflessioni di genitori, insegnanti, educatori e di psicologi e pedagogisti.

 

Le resistenze 

Dobbiamo costatare tuttavia che “sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza” (Eb 12,11) il rapporto amorevole dei genitori con i figli non basta fare della correzione un motivo di limpida gratitudine, contiene anche un aspetto di tristezza di reazioni contrarie che si esprime in modi differenti nelle diverse età della vita.  Non potrà essere più semplice la dinamica della correzione nei rapporti fuori della famiglia, anche se talora l’autorevolezza dell’educatore, dell’allenatore, del capogruppo può ottenere più immediato consenso. Nelle dinamiche dei rapporti ecclesiali si possono constatare analoghe resistenze e talora reazioni poco disponibile alla correzione.  In una certa fase dell’evoluzione personale la “ribellione” può essere un passaggio per la definizione della propria personalità nella percezione della differenza del limite. Ma nella nostra ostinazione dei peccatori come possiamo giustificare la resistenza al Signore che chiama a conversione ?  Come e perché opponiamo resistenza alla chiesa che annuncia il tempo di grazia perché “il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza.  Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”: (2Pt 3,9).  Come e perché si reagisce con insofferenza e suscettibilità ai fratelli alle sorelle che hanno l’umiltà e l’ardire di praticare la correzione fraterna?

La superbia, la suscettibilità, la superficialità, la confusione, il conformismo sono pastoie che inceppano il cammino, vincoli che non ci permettono di essere liberi, ferite di cui non vogliamo essere curati.  Il tempo di Quaresima e il tempo opportuno per dare un nome alle radici della resistenza invocare la grazia di estirparle.

 

Omissis …

Milano   1  febbraio  2021

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 MARIO  DELPINI

Arcivescovo  di  Milano

Benedetto  pranzo  di  Natale

Dato a Canonica  D’Adda  alla  S. Messa  ore  8  del 13 Dicembre 2020

Lettera  alle  famiglie   –   Centro  Ambrosiano

 

Anche  se  mi  invitate, non  posso fermarvi a casa  vostra per  il  pranzo  di  Natale.

So  che  è  un  rito  diffuso. Quando si  dice “Dove vai  a  far  Natale ?” , in genere non si intende altro che “In  casa  di  chi farai  il  pranzo  di  Natale ?”.

Spesso, immagino, è un appuntamento desiderato, ben preparato. Lo scambio degli auguri, dei doni, di messaggi pensosi o divertenti,  l’eccellenza dei piatti, le decorazioni della casa creano un clima di festa, rendono più facili confidenze e racconti, danno quell’impressione di affetti intensi e rassicuranti che aiutano a essere “più buoni”, Come si dice, o almeno a fare qualche proposito promettente. Ci sono momenti che sono riti, di cui tutti abbiamo bisogno, forse soprattutto i bambini per essere confermati nella certezza che è una bella cosa essere vivi, vivere adesso, e vivere insieme.

Talora, purtroppo, anche il pranzo di Natale è vissuto come un adempimento imbarazzante, noioso, abitato da tensioni e fastidi. È un dovere senza alternativa, almeno per non dare un dispiacere alla mamma! Un rito sopportato finché non capita di trovare “un’occasione da non perdere”, con una scusa accettabile per andare a sciare. Affido il mio messaggio a coloro che fanno visita alle famiglie in questo periodo, preti, diaconi, incaricati dalla parrocchia consacrati e laici.

La visita alle famiglie è un’esperienza così bella, talora faticosa, in tempi di epidemia così complicata che voglio esprimere la mia più profonda gratitudine a chi in ogni modo cerca di non  permettere che qualcuno si senta abbandonato. E il messaggio e la benedizione per il pranzo di Natale. Il messaggio è per dire che Gesù è figlio di Dio che si è fatto uomo per essere il “Dio con noi”.vuole condividere la nostra vita per avvolgerla della gloria di Dio.vuole essere ospite nelle nostre case costruire amicizie e lasciarvi le confidenze che danno gioia: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia in  voi  e  la  vostra  gioia  sia  piena” (Gv 15,11).

Vuole condividere il pane, vuole offrire il vino migliore perché intorno alla tavola si compie ancora il miracolo che unisce i cuori, che rendere possibile amarsi, perdonarsi, aiutarsi. Ecco il mio augurio, la mia benedizione. Il pranzo di Natale sia un momento lieto e ne venga una letizia che duri tutto l’anno, perché Dio è alleato di ogni buona intenzione, di ogni impegno per il bene.

Benedetto pranzo  di  Natale.

Auguri

omissis ….

Conclusione

Non  so  come  sarà a  casa  vostra il  giorno  o casera di  Natale. Si  può  fare  un  pranzo  di  Natale  senza il  piatto  tipico del  paese  d’origine ?   Si può   concludere  un  pranzo  natalizio senza  il  panettone ? Ma  dopo le  lasagne e  prima del  dolce, cosa  si  serve  in  casa  della  nonna  Maria ? Devo  confessare  che  non  ne  ho  idea .

omissis  ….

Io  vorrei  che  giungesse  in  tutte  le  case non  solo  la  benedizione delle  persone, ma  anche  la  benedizione  dell’incontro. Questo, per  riuscire bene  ha  bisogno del  contributo  di  tutti: che porta doni, chi porta sorrisi, che porta un bisogno di consolazione, che porta una solitudine desolata o una ferita ancora aperta. Quando si mette insieme tutto, i dispiaceri si alleviano, forse le ferite ricevono una cura, la gioia si moltiplica. Vorrei che tutti a Natale, e non solo a Natale, si sentissero invitati con quelli che “non hanno nessuno”, anche quelli che non hanno casa, anche quelli che non sanno che cosa sia il Natale, anche quelli che sono ricoverati. Tutti si sentano invitati. Anch’io sarò invitato da qualche parte. Non porterò niente perché non manca niente nei pranzi solidali organizzati in città. Perciò non porterò nulla: solo la benedizione di Dio .

 Effondi, signore, la tua benedizione

su questo nostro incontro, 

sui legami che ci uniscono, 

sui doni che abbiamo ricevuto, 

sui doni che abbiamo portato. 

Effondi, signore, la tua benedizione 

su tutti noi 

e sulle persone che ci sono care, 

specialmente quelli che non hanno bisogno 

di una speciale consolazione.

E fondi, signore della gioia, la tua benedizione e la tua gioia

Su tutti coloro che la vita ha  maltrattato, 

che la società ha emarginato, 

ispira gesti semplici che stringono le mani, 

asciughino le lacrime, condividano un po’ di gioia.

Benedici, signore, noi il nostro cibo che stiamo per prendere a capo e coloro che lo hanno preparato. 

 AMEN 

Buon Natale

TRATTO PARZIALE DALLO  SCRITTO DI  

S.E.R.  MONSIGNOR   MARIO  DELPINI

ARCIVESCOVO  DI  MILANO . 

 

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Crescere nella santità - Regola  di  vita  per  i  nonni

Dato a Canonica D’Adda,  domenica 22 dicembre 2019 alla Santa Messa delle ore 9:00, durante la Visita Pastorale dell’Arcivescovo alla nostra Comunità Pastorale.

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Premessa

Vivere l’esperienza dell’essere nonno o nonna è una grazia speciale. Sono  nonni e nonne coloro  che hanno dei nipoti e che hanno superato una certa età, in genere 65 anni;  ma si chiamano nonni e nonne anche coloro che sono in una particolare condizione dello spirito che li induce ad avere una particolare benevolenza verso la terza generazione.

Questa regola di vita è fondata sulla persuasione che ogni età sia occasione propizia per la santità, cioè per essere partecipi della vita di Dio, che è santo. La santità di Dio si manifesta nell’amore, che è lo Spirito Santo, il dono della vita di Dio che rende capaci di amare come Gesù. Ogni età è occasione propizia, ma non è automatica: richiede che ogni persona scelga con libertà di abitare il proprio tempo,  lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio, nella vivacità del presente, chi è costituito dalle circostanze personali, familiari e sociali, che sempre la realtà continua a proporre.

 1 -  Amore  -  Il modo di amare dei nonni e’ la benevolenza verso la terza generazione. Si deve vigilare perché la benevolenza non diventi accondiscendenza ai capricci. La benevolenza si pratica dedicando tempo per ascoltare anche quello che la seconda generazione ( i genitori ) presa dalle vicissitudini del quotidiano, a volte non ha tempo di ascoltare. La benevolenza si pratica raccogliendo confidenze e domande che i ragazzi e gli adolescenti comunicano con un certo imbarazzo. La benevolenza si pratica raccontando le esperienze e condividendo la saggezza che gli anni e la fede hanno accumulato.

2 -  Parole –   La saggezza consente ai nonni  di parlare degli argomenti che molti adulti preferiscono evitare. I nonni  narrano il vissuto e attingono al patrimonio inesauribile della tradizione per offrire parole  riguardo, per esempio, alla morte alla vita eterna, al sesso e ai rapporti coniugali, al peccato e al perdono, alla preghiera e a Dio.

3 -  Tempo  -  Ci sono nonni che sono più indaffarati che mai, perché devono badare ai genitori anziani e ai nipotini, alla casa e al giardino, alle visite mediche e agli impegni professionali, al volontariato e agli amici. Anche i nonni indaffarati devono trovare il tempo per riposare e per essere contenti di vivere. Ci sono nomi che possono disporre con una certa libertà del loro tempo: fanno bene se si dedicano alle cose piacevoli in altri momenti desiderate e sempre rimandate. Ma devono anche pensare alle molte necessità nella comunità e della società e farsi avanti volentieri per i servizi che possono offrire. Anche il servizio contribuisce a rendere bella la vita e a migliorare il mondo.

4 -  Salute  -  Con gli anni vengono i malanni. I nonni hanno il dovere di prendersi cura della loro salute, perché quando si sta bene è anche più facile rendersi utili. La cura per la salute non deve però, essere un’ossessione che impedisce di pensare a chi sta peggio e di sottrarsi a ogni fatica e fastidio. La cura per la salute non deve essere l’illusione di assicurarsi l’eterna giovinezza e l’incorruttibile bellezza. E’ saggio accettare di diventare vecchi, con realismo e pazienza.

5 -  Cultura  -  La cultura dei nonni e delle nonne è diversa da quell’ ossessione per l’essere al passo coi tempi che espone al ridicolo, quando gli adulti vogliono a tutti i costi, essere “tecnologici” come loro nipoti. Se sanno usare quello che la tecnologia mette a disposizione tanto meglio. Ma la cultura dei nonni non è una sfida con la terza generazione, è un’offerta di memoria, buon gusto, testi indimenticabili, libri irrinunciabili. L’apprezzamento per la possibilità di affrontare con calma opere che meritino il tempo che vi si dedica, il criterio di distinguere un’opera di valore da un prodotto fatto per il mercato, che si tratti di un film o di teatro o di un quadro o di musica, la cura per ricordare il meglio di quanto si è incontrato sono aspetti virtuosi che i nonni sono chiamati a praticare e a insegnare, quando ci sono le condizioni.

 6 -  Insieme  -  Coltivare buone relazioni nel contesto in cui si vive è un’arte importante. Ma perché i nonni possano offrire un contributo incisivo e promettente che si organizzino per fare parte di un’associazione, di un gruppo. Insieme il servizio nel volontariato più leggero. Insieme le buone intenzioni possono realizzarsi più facilmente. Insieme le discussioni sono più ricche. Insieme le celebrazioni sono più solenni. Insieme l’organizzazione di eventi è più facile. Insieme la solidarietà è più naturale. Insieme!  Ci sono molte forme e  molti gruppi già sperimentati: il gruppo degli alpini, il movimento terza età; l’associazione nonni 2.0. Non è necessario costituire un gruppo solo di nonni; la presenza dei nonni può sostenere e incrementare molti gruppi e associazioni esistenti: il coro, la banda, la filodrammatica, il centro culturale, i gruppi di preghiera, i gruppi di volontari per il doposcuola, l’aiuto agli anziani, la Caritas…

 

7 -  Responsabilità  -  Nel gruppo e nell’associazione ciascuno offre il suo contributo. Qualcuno deve farsi avanti per assumere la responsabilità dell’insieme. Deve essere scelto chi è disponibile a servire e non  cerca il proprio prestigio; deve essere scelto chi favorisce l’intesa e ha l’autorevolezza per custodire la pace, anche quando si deve discutere; deve essere scelto chi è disponibile a lasciare il posto ad altri e non chi si ritiene indispensabile per i secoli dei secoli. Chi si fa avanti deve farlo con uno stile di gratuità senza potere: anche quando le situazioni appaiono irrimediabili, i nonni ci sono; anche quando figli nipoti sono in balia delle tempeste della vita, i nomi ci sono.

E sono tenuti a far sentire la propria voce come un giudizio privato e pubblico quando la società minaccia di dimenticare tutto ciò che di positivo ci proviene dalla tradizione e, in particolare, dalla tradizione popolare cristiana.

 

8 -  Fedeltà  -  Sui nonni si deve poter contare. Del resto, loro sanno per esperienza che per fare il bene è quasi inutile lo slancio di un momento, la prestazione occasionale. Chi prende un impegno deve onorarlo: che si tratti di andare a prendere nipotino scuola o di aprire il cancello dell’oratorio, di un turno per il trasporto degli anziani all’ospedale o di una presenza alla pesca di beneficenza, di cucinare per la festa degli alpini o della presenza al consiglio comunale; sui nonni si deve poter contare. I giovani sono talora incostanti distratti, gli adulti sono vittime di tanti imprevisti per il lavoro, la salute dei figli, gli impegni di famiglia. Ma i nonni sono fieri di essere affidabili.

 

9 -  Pazienza  -  I nonni e le nonne allo spesso l’impressione che i figli e nipoti si ricordino di loro solo in caso di bisogno. Pazienza! Chiedono, pretendono persino, e neppure un “grazie”. Pazienza! Quando i ragazzi parlano tra loro, metà delle parole non si capiscono. Pazienza! Se c’era qualcosa da fare, una volta era prima fatto che detto; adesso si diventa lenti incerti e talora ci si confonde. Pazienza! Per tanti motivi la virtù più preziosa per nonni e nonne è la pazienza. L’abitudine a servire e la gioia di rendersi utili aiutano molto: anche se non sempre fa piacere, avere pazienza viene quasi naturale.

I nonni e le nonne praticano la virtù della pazienza anche nella malattia negli acciacchi dell’età: ne fanno offerta costruttiva pacificatrice e insegnano a non scoraggiarsi mai.

 

10 – La preghiera e Dio  -  I nonni sono uomini e donne che pregano ed insegnano pregare. Anche quando l’età e la salute rendono difficile fare ogni cosa e danno  impressione di essere inutili, i nonni che pregano sono contenti di rendersi utili in modo straordinario.

Credono infatti, che senza il Signore, non si possa fare nulla e, invece, chi dimora in Gesù porti molto frutto. La preghiera dei nonni è intercessione per tutta la famiglia: non sostituisce la preghiera di nessuno, ma nella preghiera dei nonni sono ospitati  vivi e defunti,  sani e malati,  momenti di festa e momenti di tragedia, la trepidazione per gli esami e l’attesa di una nuova nascita.

La preghiera è per i nonni e le nonne, fonte di pace; è esercizio di desiderio perché venga il Regno di Dio e la speranza della vita eterna giunga al suo compimento.

Essere nonni è una grazia speciale. Una particolare condizione dello spirito, più che una questione anagrafica, che rende capaci di amare come Gesù.