Dall’Arcivescovo S.E. Monsignor M. Delpini

 

Mario   Delpini          Arcivescovo   di  Milano

- Benedetto  pranzo  di  Natale   (12/2020)

- Regola  di  vita  per i nonni   (12/2019)

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Dato a Canonica  D’Adda  alla  S. Messa  ore  8  del 13 Dicembre  2020

 MARIO  DELPINI

Arcivescovo  di  Milano

Benedetto  pranzo  di  Natale

Lettera  alle  famiglie   –   Centro  Ambrosiano

 

Anche  se  mi  invitate, non  posso fermarvi a casa  vostra per  il  pranzo  di  Natale.

So  che  è  un  rito  diffuso. Quando si  dice “Dove vai  a  far  Natale ?” , in genere non si intende altro che “In  casa  di  chi farai  il  pranzo  di  Natale ?”.

Spesso, immagino, è un appuntamento desiderato, ben preparato. Lo scambio degli auguri, dei doni, di messaggi pensosi o divertenti,  l’eccellenza dei piatti, le decorazioni della casa creano un clima di festa, rendono più facili confidenze e racconti, danno quell’impressione di affetti intensi e rassicuranti che aiutano a essere “più buoni”, Come si dice, o almeno a fare qualche proposito promettente. Ci sono momenti che sono riti, di cui tutti abbiamo bisogno, forse soprattutto i bambini per essere confermati nella certezza che è una bella cosa essere vivi, vivere adesso, e vivere insieme.

Talora, purtroppo, anche il pranzo di Natale è vissuto come un adempimento imbarazzante, noioso, abitato da tensioni e fastidi. È un dovere senza alternativa, almeno per non dare un dispiacere alla mamma! Un rito sopportato finché non capita di trovare “un’occasione da non perdere”, con una scusa accettabile per andare a sciare. Affido il mio messaggio a coloro che fanno visita alle famiglie in questo periodo, preti, diaconi, incaricati dalla parrocchia consacrati e laici.

La visita alle famiglie è un’esperienza così bella, talora faticosa, in tempi di epidemia così complicata che voglio esprimere la mia più profonda gratitudine a chi in ogni modo cerca di non  permettere che qualcuno si senta abbandonato. E il messaggio e la benedizione per il pranzo di Natale. Il messaggio è per dire che Gesù è figlio di Dio che si è fatto uomo per essere il “Dio con noi”.vuole condividere la nostra vita per avvolgerla della gloria di Dio.vuole essere ospite nelle nostre case costruire amicizie e lasciarvi le confidenze che danno gioia: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia in  voi  e  la  vostra  gioia  sia  piena” (Gv 15,11).

Vuole condividere il pane, vuole offrire il vino migliore perché intorno alla tavola si compie ancora il miracolo che unisce i cuori, che rendere possibile amarsi, perdonarsi, aiutarsi. Ecco il mio augurio, la mia benedizione. Il pranzo di Natale sia un momento lieto e ne venga una letizia che duri tutto l’anno, perché Dio è alleato di ogni buona intenzione, di ogni impegno per il bene.

Benedetto pranzo  di  Natale.

Auguri

omissis ….

Conclusione

Non  so  come  sarà a  casa  vostra il  giorno  o casera di  Natale. Si  può  fare  un  pranzo  di  Natale  senza il  piatto  tipico del  paese  d’origine ?   Si può   concludere  un  pranzo  natalizio senza  il  panettone ? Ma  dopo le  lasagne e  prima del  dolce, cosa  si  serve  in  casa  della  nonna  Maria ? Devo  confessare  che  non  ne  ho  idea .

omissis  ….

Io  vorrei  che  giungesse  in  tutte  le  case non  solo  la  benedizione delle  persone, ma  anche  la  benedizione  dell’incontro. Questo, per  riuscire bene  ha  bisogno del  contributo  di  tutti: che porta doni, chi porta sorrisi, che porta un bisogno di consolazione, che porta una solitudine desolata o una ferita ancora aperta. Quando si mette insieme tutto, i dispiaceri si alleviano, forse le ferite ricevono una cura, la gioia si moltiplica. Vorrei che tutti a Natale, e non solo a Natale, si sentissero invitati con quelli che “non hanno nessuno”, anche quelli che non hanno casa, anche quelli che non sanno che cosa sia il Natale, anche quelli che sono ricoverati. Tutti si sentano invitati. Anch’io sarò invitato da qualche parte. Non porterò niente perché non manca niente nei pranzi solidali organizzati in città. Perciò non porterò nulla: solo la benedizione di Dio .

 Effondi, signore, la tua benedizione

su questo nostro incontro, 

sui legami che ci uniscono, 

sui doni che abbiamo ricevuto, 

sui doni che abbiamo portato. 

Effondi, signore, la tua benedizione 

su tutti noi 

e sulle persone che ci sono care, 

specialmente quelli che non hanno bisogno 

di una speciale consolazione.

E fondi, signore della gioia, la tua benedizione e la tua gioia

Su tutti coloro che la vita ha  maltrattato, 

che la società ha emarginato, 

ispira gesti semplici che stringono le mani, 

asciughino le lacrime, condividano un po’ di gioia.

Benedici, signore, noi il nostro cibo che stiamo per prendere a capo e coloro che lo hanno preparato. 

 AMEN 

Buon Natale

TRATTO PARZIALE DALLO  SCRITTO DI  

S.E.R.  MONSIGNOR   MARIO  DELPINI

ARCIVESCOVO  DI  MILANO . 

 

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Crescere nella santità - Regola  di  vita  per  i  nonni

Dato a Canonica D’Adda,  domenica 22 dicembre 2019 alla Santa Messa delle ore 9:00, durante la Visita Pastorale dell’Arcivescovo alla nostra Comunità Pastorale.

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Premessa

Vivere l’esperienza dell’essere nonno o nonna è una grazia speciale. Sono  nonni e nonne coloro  che hanno dei nipoti e che hanno superato una certa età, in genere 65 anni;  ma si chiamano nonni e nonne anche coloro che sono in una particolare condizione dello spirito che li induce ad avere una particolare benevolenza verso la terza generazione.

Questa regola di vita è fondata sulla persuasione che ogni età sia occasione propizia per la santità, cioè per essere partecipi della vita di Dio, che è santo. La santità di Dio si manifesta nell’amore, che è lo Spirito Santo, il dono della vita di Dio che rende capaci di amare come Gesù. Ogni età è occasione propizia, ma non è automatica: richiede che ogni persona scelga con libertà di abitare il proprio tempo,  lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio, nella vivacità del presente, chi è costituito dalle circostanze personali, familiari e sociali, che sempre la realtà continua a proporre.

 1 -  Amore  -  Il modo di amare dei nonni e’ la benevolenza verso la terza generazione. Si deve vigilare perché la benevolenza non diventi accondiscendenza ai capricci. La benevolenza si pratica dedicando tempo per ascoltare anche quello che la seconda generazione ( i genitori ) presa dalle vicissitudini del quotidiano, a volte non ha tempo di ascoltare. La benevolenza si pratica raccogliendo confidenze e domande che i ragazzi e gli adolescenti comunicano con un certo imbarazzo. La benevolenza si pratica raccontando le esperienze e condividendo la saggezza che gli anni e la fede hanno accumulato.

2 -  Parole –   La saggezza consente ai nonni  di parlare degli argomenti che molti adulti preferiscono evitare. I nonni  narrano il vissuto e attingono al patrimonio inesauribile della tradizione per offrire parole  riguardo, per esempio, alla morte alla vita eterna, al sesso e ai rapporti coniugali, al peccato e al perdono, alla preghiera e a Dio.

3 -  Tempo  -  Ci sono nonni che sono più indaffarati che mai, perché devono badare ai genitori anziani e ai nipotini, alla casa e al giardino, alle visite mediche e agli impegni professionali, al volontariato e agli amici. Anche i nonni indaffarati devono trovare il tempo per riposare e per essere contenti di vivere. Ci sono nomi che possono disporre con una certa libertà del loro tempo: fanno bene se si dedicano alle cose piacevoli in altri momenti desiderate e sempre rimandate. Ma devono anche pensare alle molte necessità nella comunità e della società e farsi avanti volentieri per i servizi che possono offrire. Anche il servizio contribuisce a rendere bella la vita e a migliorare il mondo.

4 -  Salute  -  Con gli anni vengono i malanni. I nonni hanno il dovere di prendersi cura della loro salute, perché quando si sta bene è anche più facile rendersi utili. La cura per la salute non deve però, essere un’ossessione che impedisce di pensare a chi sta peggio e di sottrarsi a ogni fatica e fastidio. La cura per la salute non deve essere l’illusione di assicurarsi l’eterna giovinezza e l’incorruttibile bellezza. E’ saggio accettare di diventare vecchi, con realismo e pazienza.

5 -  Cultura  -  La cultura dei nonni e delle nonne è diversa da quell’ ossessione per l’essere al passo coi tempi che espone al ridicolo, quando gli adulti vogliono a tutti i costi, essere “tecnologici” come loro nipoti. Se sanno usare quello che la tecnologia mette a disposizione tanto meglio. Ma la cultura dei nonni non è una sfida con la terza generazione, è un’offerta di memoria, buon gusto, testi indimenticabili, libri irrinunciabili. L’apprezzamento per la possibilità di affrontare con calma opere che meritino il tempo che vi si dedica, il criterio di distinguere un’opera di valore da un prodotto fatto per il mercato, che si tratti di un film o di teatro o di un quadro o di musica, la cura per ricordare il meglio di quanto si è incontrato sono aspetti virtuosi che i nonni sono chiamati a praticare e a insegnare, quando ci sono le condizioni.

 6 -  Insieme  -  Coltivare buone relazioni nel contesto in cui si vive è un’arte importante. Ma perché i nonni possano offrire un contributo incisivo e promettente che si organizzino per fare parte di un’associazione, di un gruppo. Insieme il servizio nel volontariato più leggero. Insieme le buone intenzioni possono realizzarsi più facilmente. Insieme le discussioni sono più ricche. Insieme le celebrazioni sono più solenni. Insieme l’organizzazione di eventi è più facile. Insieme la solidarietà è più naturale. Insieme!  Ci sono molte forme e  molti gruppi già sperimentati: il gruppo degli alpini, il movimento terza età; l’associazione nonni 2.0. Non è necessario costituire un gruppo solo di nonni; la presenza dei nonni può sostenere e incrementare molti gruppi e associazioni esistenti: il coro, la banda, la filodrammatica, il centro culturale, i gruppi di preghiera, i gruppi di volontari per il doposcuola, l’aiuto agli anziani, la Caritas…

 

7 -  Responsabilità  -  Nel gruppo e nell’associazione ciascuno offre il suo contributo. Qualcuno deve farsi avanti per assumere la responsabilità dell’insieme. Deve essere scelto chi è disponibile a servire e non  cerca il proprio prestigio; deve essere scelto chi favorisce l’intesa e ha l’autorevolezza per custodire la pace, anche quando si deve discutere; deve essere scelto chi è disponibile a lasciare il posto ad altri e non chi si ritiene indispensabile per i secoli dei secoli. Chi si fa avanti deve farlo con uno stile di gratuità senza potere: anche quando le situazioni appaiono irrimediabili, i nonni ci sono; anche quando figli nipoti sono in balia delle tempeste della vita, i nomi ci sono.

E sono tenuti a far sentire la propria voce come un giudizio privato e pubblico quando la società minaccia di dimenticare tutto ciò che di positivo ci proviene dalla tradizione e, in particolare, dalla tradizione popolare cristiana.

 

8 -  Fedeltà  -  Sui nonni si deve poter contare. Del resto, loro sanno per esperienza che per fare il bene è quasi inutile lo slancio di un momento, la prestazione occasionale. Chi prende un impegno deve onorarlo: che si tratti di andare a prendere nipotino scuola o di aprire il cancello dell’oratorio, di un turno per il trasporto degli anziani all’ospedale o di una presenza alla pesca di beneficenza, di cucinare per la festa degli alpini o della presenza al consiglio comunale; sui nonni si deve poter contare. I giovani sono talora incostanti distratti, gli adulti sono vittime di tanti imprevisti per il lavoro, la salute dei figli, gli impegni di famiglia. Ma i nonni sono fieri di essere affidabili.

 

9 -  Pazienza  -  I nonni e le nonne allo spesso l’impressione che i figli e nipoti si ricordino di loro solo in caso di bisogno. Pazienza! Chiedono, pretendono persino, e neppure un “grazie”. Pazienza! Quando i ragazzi parlano tra loro, metà delle parole non si capiscono. Pazienza! Se c’era qualcosa da fare, una volta era prima fatto che detto; adesso si diventa lenti incerti e talora ci si confonde. Pazienza! Per tanti motivi la virtù più preziosa per nonni e nonne è la pazienza. L’abitudine a servire e la gioia di rendersi utili aiutano molto: anche se non sempre fa piacere, avere pazienza viene quasi naturale.

I nonni e le nonne praticano la virtù della pazienza anche nella malattia negli acciacchi dell’età: ne fanno offerta costruttiva pacificatrice e insegnano a non scoraggiarsi mai.

 

10 – La preghiera e Dio  -  I nonni sono uomini e donne che pregano ed insegnano pregare. Anche quando l’età e la salute rendono difficile fare ogni cosa e danno  impressione di essere inutili, i nonni che pregano sono contenti di rendersi utili in modo straordinario.

Credono infatti, che senza il Signore, non si possa fare nulla e, invece, chi dimora in Gesù porti molto frutto. La preghiera dei nonni è intercessione per tutta la famiglia: non sostituisce la preghiera di nessuno, ma nella preghiera dei nonni sono ospitati  vivi e defunti,  sani e malati,  momenti di festa e momenti di tragedia, la trepidazione per gli esami e l’attesa di una nuova nascita.

La preghiera è per i nonni e le nonne, fonte di pace; è esercizio di desiderio perché venga il Regno di Dio e la speranza della vita eterna giunga al suo compimento.

Essere nonni è una grazia speciale. Una particolare condizione dello spirito, più che una questione anagrafica, che rende capaci di amare come Gesù.